La inseminazione intrauterina

La inseminazione intrauterine è una procedura di procreazione assistita regolata in Italia dalla legge 40/2004 e pertanto deve essere eseguita presso un Centro di Procreazione Medicalmente assistita autorizzato; di conseguenza, non può essere eseguita in uno studio medico.

E’ una procedura semplice: richiede circa due settimane per la maturazione dell’uovo, ottenuta tramite stimolazione ovarica con farmaci, o anche su ciclo naturale, senza stimolazione; in quest’ultimo caso, la paziente deve ovulare regolarmente.

Una volta maturato, l’uovo viene emesso dall’ovaio (ovulazione) e catturato dalla porzione più esterna della tuba di Falloppio. A questo punto, quando l’ovulazione è più probabile, il medico immette gli spermatozoi nelle vie genitali femminili, tramite un sottile tubicino in plastica, sterile, detto catetere.

Gli spermatozoi devono essere “lavati” prima di iniettarli nel collo dell’utero o direttamente in cavità uterina, per separarli dalle altre componenti del liquido seminale, che potrebbero ridurre il successo della metodica e aumentarne i rischi, soprattutto infettivi.

Gli spermatozoi motili più adatti a fecondare l’uovo vengono depositati tramite il catetere nella cavità uterina, e nuotano, risalendo la tuba, verso la porzione più esterna della stessa (regione ampollare), dove incontrano l’uovo. Molti spermatozoi arrivano intorno all’uovo e cercano di superare tutti gli strati cellulari che lo circondano.


Un solo spermatozoo, tuttavia, feconda in genere l’uovo, perché una volta che lo spermatozoo è penetrato nell’uovo, questo impedisce l’ingresso di altri spermatozoi. Dal momento dell’ingresso dello spermatozoo nell’uovo, inizia il processo di sviluppo embrionale.

Questo processo seleziona l’embrione migliore, destinato ad entrare nell’utero per l’impianto dopo 5-6 giorni, allo stadio di blastocisti